Nella prima parte del novecento furono soprattutto artisti e letterati a riscoprire questa piccola isola ove l'Imperatore Tiberio trascorse gli ultimi anni della sua vita, per ipocondriaca misantropia, e dalla quale dominò l'impero tra, dicono gli storici, festini ed orge quando non efferati delitti. Della sua presenza sono visibili i resti della grande "Villa Jovis" ove soggiornava ma restano anche tracce di altre costruzioni da lui volute in quanto lo scoglio era una sua proprietà privata avendola ereditata dal patrigno Augusto che, nel 29, l'aveva scambiata con l'isola d'Ischia. Veramente impressionante il "balzo" (uno strapiombo di 300 metri) dal quale si dice che l'imprevedibile padrone facesse precipitare coloro che gli erano venuti a noia. La sua bellezza fu fonte di ispirazione per Maxim Gorkij, George Bizet, Oskar Wilde, Sibilla Aleramo, e Pablo Neruda. Ma vi soggiornò anche Lenin prima di dar corso "ai dieci giorni che sconvolsero il mondo". Senza dimenticare Axel Fersen, rovinato dall'oppio e dai bagordi, e lo svedese Axel Munthe che nella sua villa di Anacapri scrisse il suo capolavoro "Storia di San Michele". Qui vissero la loro storia d'amore Elsa Morante e Alberto Moravia (che vi scrisse "Agostino") e ed Erich Sukert, alias Curzio Malaparte, ove vergò "la pelle" e "kaput". Prima della seconda guerra mondiale l'isola era un rifugio ed un punto d'incontro dell'"intellighenzia" non solo europea per divenire, negli anni cinquanta, punto di approdo delle star del cinema, del teatro e della musica con, al seguito, la migliore borghesia industriale del paese. E' meta oggi sia di una vacanza un po’ snob, spesso legata al mondo dorato dello yachting, quanto del turismo giornaliero o del fine settimana . Si tratta di "turisti" che sono destinati ad incontrarsi solo per "struscio" nella piazzetta-salotto. Ma una visita a Capri, anche senza pernottare nei suoi lussuosissimi hotel, resta nella memoria. Come dimenticare l'incanto dei "Faraglioni" e lo splendore dell'"arco naturale"? O la felicità che si prova percorrendo - se fortunati - il tortuoso viottolo che porta al mare voluto dal barone Krupp? Ad Anacapri possiamo soffermarci nella splendida villa di Munthe, ma è consigliabile salire sul Monte Solaro (anche in seggiovia) per ammirare il panorama a 360 gradi sul golfo di Napoli e la Penisola Sorrentina. Ma vale una sosta anche la Certosa di San Giacomo, del 1371, che conserva le opere del pittore Diefenbach (che morì nell'isola nel 1913) ed alcune statue romane rinvenute sul fondo della Grotta Azzurra. Questa celeberrima cavità può essere visitata solo per via d'acqua e con mare calmo ed era conosciuta dai romani come la circolare grotta Matromania, dedicata al culto della dea Cibele (Mater Magna). Sicuramente indimenticabile il periplo dell'isola in barca con la possibilità, per gli amanti del diving, di immersioni memorabili fra i tipici coralli neri mediterranei anche se bisogna consigliare molta cautela per le improvvise correnti. La gstronomia locale è quella napoletana: pizze, mozzarelle di bufala, caciotte, ravioli capresi, paste e pesci sfiziosi, senza dimenticare l'"insalata caprese": mozzarella fiordilatte, pomodoro, olio d'oliva e basilico, il più noto degli spuntini. E per essere alla moda niente di meglio di Capri ove tutte, ma proprio tutte, le più importanti "firme" presentano le loro collezioni. Ma per chi non vuole superspendere basterà l'acquisto di un paio di bianchi pantaloni che velocissimi artigiani cuciranno su misura o quello di un paio di sandali, sempre fatti su misura, visto che un'ordinanza comunale vieta di camminare con gli zoccoli di legno. Ricordiamo infine i profumi che Carthusia offre, antiche ricette della Certosa, realizzati con i fiori e le erbe dell'isola, mentre bisogna assolutamente gustare il locale limoncello, bevuto ghiacciato, prodotto naturalmente. Per concludere, potendo, con una serata illuminata dalla famosa "luna caprese" resa celebre dal grande Peppino, che renderà fatato il nostro soggiorno.