
Borghetto di Valeggio sul Mincio
....il regno del tortellinoValeggio sul Mincio si trova, a 25 chilometri da Verona e 25 da
Mantova, in un angolo verde a sud del Lago di Garda, attorniato da un
susseguirsi di vallette, crinali punteggiati di cipressi, vigneti sui
rilievi morenici, boschi di querce, antichi casali in pietra e una
verdeggiante campagna che verso sud incontra la Pianura Padana. La
valle del Mincio attraversa il territorio comunale formando così
un'incantevole fascia verde, percorsa da sentieri ciclabili che
arrivano fino al Lago di Garda passando nei pressi del Parco Giardino
Sigurtà, 50 ettari di fiori, alberi e natura disegnati dal Conte Carlo
Giuseppe Sigurtà.
Passi nella storia
Fin dai tempi preistorici e nel corso dei secoli, le favorevoli
caratteristiche geografiche e climatiche, hanno attratto in quest’area
diversi insediamenti umani. Infatti, il primo villaggio di cui siano
state rinvenute tracce risale all'età del bronzo. Da allora
l’importanza strategica del guado di Borghetto si consolida sempre più
e sono infatti del IV secolo a.C. i ritrovamenti di una grande
necropoli gallica nell'attuale area urbana. Di seguito, in età romana,
il tracciato della via Postumia, conferma l'importanza della posizione
geografica di Valeggio per i collegamenti viari in ogni direzione. Non
mancano nemmeno eventi storici di grande rilievo come nel 452 d.C.,
l'incontro tra Attila, condottiero unno, e Papa Leone Magno, che
avviene nella frazione di Salionze e che oggi viene riproposto con una
rappresentazione in costume la seconda domenica di luglio. L'avvento
delle Signorie accresce ulteriormente l'importanza di Valeggio che
diventa l'oggetto di aspre contese tra Scaligeri, Gonzaga e Visconti,
fino a quando Giangaleazzo, detto il Conte di Virtù, per mettere in
ginocchio i rivali Gonzaga tenta di bloccare il Mincio nella località
di Borghetto, deviandone il corso verso Villafranca. E' così che si
materializza l'imponente Ponte "diga" Visconteo che ancora oggi domina
la valle del Mincio appena a nord dell'abitato di Borghetto. Dal 1405
fino all'irruzione delle truppe napoleoniche Valeggio conosce un
periodo di relativa tranquillità e grande sviluppo economico con
l'avvento della Serenissima Repubblica di Venezia.
Di quest'epoca rimangono i due più importanti palazzi signorili di
Valeggio: Villa Maffei e Palazzo Guarienti. Di Palazzo Guarienti fu
ospite lo stesso Napoleone Bonaparte e la storia ricorda che, braccato
dagli austriaci, lo stesso sia stato costretto a fuggire in parte
scalzo da Valeggio. Dal 1814 é l'Impero Austroungarico a risollevare
l'economia della zona anche se ben presto iniziarono le battaglie per
l'indipendenza dell’Italia e dopo anni di scontri, infine, nel 1866
Valeggio diventa italiana.
A Valeggio sul Mincio ci si va appositamente per godere
dell’impareggiabile specialità locale: i tortellini, o agnolini, di
carne. Il segreto che rende unico questo piatto sta nella maestria con
la quale le signore dei numerosi ristoranti e pastifici, preparano la
sottile pasta e il gustoso ripieno, confenzionando e dando vita ai
prelibati tortellini. Naturalmente nei graziosi ristoranti si può
deliziare il palato anche con altre paste ripiene come i tortelli di
zucca, al sedano di Verona, ai funghi, ai carciofi o alle melanzane, ma
è pur sempre il tortellino l’assoluto protagonista della tavola, al
quale gli amici dell'Associazione Ristoratori hanno dedicato la
leggenda del "Nodo d'Amore" ed una festa annuale, nella seconda metà di
giugno, sul Ponte Visconteo con una tavolata lunga oltre 1300 metri che
ospita 5000 buongustai.
Pur essendo una cucina sempre attenta ad accogliere gli aspetti più
significativi del gusto, adattandosi alle nuove esigenze, la cucina
valeggiana rimane profondamente legata alla tradizione, riallacciandone
l'origine alla "leggenda del tortellino". Questa leggenda narra della
travagliata nascita di un amore tra Silvia, una ninfa che abita il
Mincio, e Malco, valoroso capitano della famiglia Visconti, che
malgrado i tentativi di impedimento del Signore di Milano detto il
Conte di Virtù e della cugina Isabella, riescono a coronare il loro
amore rifugiandosi nelle acque del Mincio e abbandonando sulla riva un
fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti per
suggellare l'eternità del loro amore.
Ancora oggi si racconta come le donne e le ragazze di quel tempo,
nei giorni di festa, volessero ricordare la storia dei due innamorati,
tirando una pasta sottile come la seta, tagliata e annodata come il
fazzoletto d'oro e arricchita di un delicato ripieno.